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Tre annate del Barolo di Sandrone

di Mario Moreschi

Longevità e bevibilità

La Primavera è ormai giunta e la stagione sboccia. La fioritura e le temperature miti sono una tentazione forte, e così il mio amico di scorribande enogastronomiche Orazio ed io ritorniamo all’attacco della Langa. Questa volta ad accoglierci è Luciano Sandrone, un grande interprete del Barolo. All’alba dei suoi 73 anni portati da vero giovanotto – dopo 51 e più vendemmie – Luciano ha celebrato lo scorso anno il suo 40° anniversario da produttore di vino, con l’emozione di chi ha cominciato tutto questo a piccoli passi nel rustico garage di casa.

E così, oggi, ci ritroviamo in questo posto incantevole, abitato da persone appassionate che non esitano ad organizzare insieme a noi una piacevolissima serata di degustazione incentrata sul Barolo. Luciano, sua figlia Barbara e il nipote Stefano pianificano, con noi, i vini che si andranno ad assaggiare – anzi, in realtà l’intenzione è proprio quella di berli! – e la decisione ricade sul Cannubi Boschis e su Le Vigne. Il primo si svelerà in una piccola verticale di annate 1989, 1996 e 2004, mentre il secondo si esprimerà nella sola annata 2004.

Siamo dai fratelli Ferretto – Walter e Roberto, rispettivamente chef e direttore di sala – a Isola d’Asti, nello storico ristorante stellato Il Cascinale Nuovo inaugurato nel lontano 1968 e tutt’oggi vivacissimo in quella sua ambizione di coniugare la grande cucina piemontese con i profumi e i sapori provenienti da ogni angolo del mondo. Qui sono passati grandi produttori di Barbaresco e dell’Astigiano e si respira ancora un’atmosfera di convivialità, tipica di queste parti. Durante la degustazione ­– ma no, si è trattato una bevuta di quelle serie – abbiamo assaggiato alcuni “masterpiece” della cucina di Walter: ricorderei la millefoglie di lingua con il foie gras, il risotto al piccione e sicuramente una finanziera da mettersi sull’attenti.

Cominciamo la serata con Egly Ouriet Les Vignes de Vrigny, uno Champagne che esprime meravigliosamente il carattere fresco, fruttato e floreale del Pinot Meunier. A seguire, con gli antipasti, il Meursault-Goutte d’Or 1er Cru 2009 del Domaine des Comtes Lafon, un vino espressivo, floreale, teso e grasso, perfetta espressione sia della parcella da cui proviene che  della grande annata 2009. E poi Chassagne-Montrachet Les Caillerets 1er Cru 1996 di Marc Colin, con il suo attacco morbido, di banana e pietra focaia, perfettamente bilanciato da una salinità che prolunga ogni percezione di bocca: una vera chicca.

Con i primi piatti e con le carni, eccoci arrivare ai Baroli.

Iniziamo con un bel confronto tra due Cru appartenenti ad una grande annata, Cannubi Boschis 2004 vs Le Vigne 2004.

Cannubi Boschis 2004. Il colore è limpido, il naso è di rosa, marasca e cuoio, con un palato ampio e morbido che dona piacevolezza ed eleganza. È un vino che continua a evolvere nel bicchiere, virando verso note sempre più fruttate. Colore leggermente più scuro per le Le Vigne 2004 – un blend di quattro Cru: Castiglione, Villero, Baudana e Merli – un barolo dal tratto più tradizionale, che esprime sentori di prugna, menta e cuoio e che in bocca mostra un tannino più presente rispetto al Cannubi. Intuisco che questo sia, forse, il Barolo preferito da Luciano, dove l’impronta dei terreni di provenienza si afferma in modo più marcato. Luciano dixit: “tra 10 anni, il 2004 ci riserverà delle sorprese“.

Si prosegue, poi, con il Cannubi Boschis 1996. È un grandissimo Barolo, elegante e ancora in perfetta forma. Probabilmente è il vino della serata: sentori di rosa, ciliegia e marasca tracciano la finezza del naso, su un leggero sfondo terroso di fungo porcino e di sottobosco. È un vino armonico, letteralmente una carezza per il palato.

Concludiamo con il Cannubi Boschis 1989. Un omaggio ai Sandrone, perchè questa bottiglia proviene dalla cantina dell’amico Orazio, che ne ha voluto fare dono al produttore stesso. Il vino è ancora in perfetta forma e mostra al naso note di rosa, sottobosco, spezie e marasca. Il palato è morbido ed elegante, con un tannino vivo e finissimo. Cuoio e tabacco tornano nel retrogusto per un finale di grande lunghezza. Un vino suadente.

Anche la degustazione di stasera ci ha confermato quel tratto distintivo dei Baroli di Sandrone, che sanno far convivere l’estrema bevibilità – anche da giovani – con una longevità tracciata nella personalità sempre complessa ed elegante, tipica dei baroli tradizionali. Uno stile personale ed inimitabile, come una firma che va a sottoscrivere l’anima della più profonda tradizione barolista.


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2 Commenti.

  • mauss30 Aprile 2019

    Bravissimo per la strada sul mondo dei grandi vini fatto da Mario Moreschi. Sandrone e una dittà di ottimo qualità e il camino fatto da Luciano e un exempio unico in Langhe !

  • Gianni Zanetti8 Aprile 2019

    Grande Mario. Hai fatto come sempre un ottimo reportage e ....Sandrone si merita l’attenzione e la lode per il suo lavoro e la sua passione !!

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